Bernini aveva solo 23 anni quando completò Il ratto di Proserpina nel 1622. Si intravede già quella sicurezza tecnica che lo avrebbe reso lo scultore barocco per eccellenza di Roma.
Scolpita da Gian Lorenzo Bernini nel 1621–22, Il ratto di Proserpina trasforma il mito di Ovidio in un violento slancio di movimento: Plutone si lancia in avanti, Proserpina si divincola e il marmo sembra cedere come pelle sotto la sua presa. Con i suoi circa 255 cm (8,4 piedi) di altezza, la scultura è una delle opere più rappresentative dell’arte barocca romana. Vederla dal vivo ti permette di seguire la narrazione teatrale del Bernini in tutta la sua grandezza, soprattutto con l’ingresso a orari prestabiliti o una visita guidata alla galleria.
La troverai al piano terra della Galleria Borghese a Roma, nelle prime sale dedicate alle principali sculture in marmo del Bernini.
La visita è inclusa nel biglietto standard della Galleria Borghese; non serve alcun pass separato. Se usi un city pass che include la galleria, devi comunque prenotare un orario specifico per la Galleria Borghese.
Inizia qualche passo più indietro, con un angolo di tre quarti, invece che proprio di fronte. Questo ti permette di cogliere appieno l’ampio movimento diagonale del sollevamento di Plutone, il contraccolpo di Proserpina e il modo in cui Bernini fa slanciare la scena verso l’alto invece di presentarla come un blocco statico.
Quest'opera è pensata per il movimento. Da un lato, Plutone sembra dominare; da un altro, la resistenza di Proserpina e il suo busto contorto prendono il sopravvento; da dietro, la composizione si stringe in una potente spirale. Un giro completo del circuito mostra come Bernini gestisca la narrazione attraverso il punto di vista.
Concentrati sulle mani di Plutone che stringono la coscia e la vita di Proserpina, sulle lacrime sul suo viso e sui dettagli ben definiti dei capelli e delle vesti. Poi abbassa lo sguardo verso Cerbero alla base, le cui teste ringhianti accentuano l’atmosfera infernale e allo stesso tempo fungono da punto di ancoraggio strutturale per il gruppo scultoreo in marmo.
Molti visitatori si precipitano subito verso Apollo e Dafne, il che può causare un breve ingorgo nelle sale del Bernini. Se il tuo percorso inizia al piano terra, fermati prima a Il ratto di Proserpina prima che la folla si intensifichi, oppure torna indietro una volta che il primo gruppo si è spostato più avanti.
Sì, è consentito scattare foto senza flash. La stanza è piccola, quindi fai un passo indietro per ottenere una prospettiva a tre quarti invece di provare a inquadrarla frontalmente; da quell’angolazione riesci a catturare il sollevamento, la torsione e Cerbero in un unico scatto senza appiattire la scultura.
Lascia riposare la scultura da sola per almeno 10–15 minuti. Se vuoi confrontarlo come si deve con le opere vicine del Bernini, come il Davide e Apollo e Dafne, dedica 25–30 minuti della tua visita di due ore alla galleria a questo gruppo di opere.
Bernini aveva solo 23 anni quando completò Il ratto di Proserpina nel 1622. Si intravede già quella sicurezza tecnica che lo avrebbe reso lo scultore barocco per eccellenza di Roma.
La scultura fu commissionata dal cardinale Scipione Borghese, il più importante mecenate dei primi anni della carriera del Bernini. Borghese ha sfruttato importanti commissioni artistiche per dare forma sia alla sua collezione che al suo prestigio politico.
Poco dopo che l'opera fu completata, Scipione Borghese la donò al cardinale Ludovico Ludovisi. È tornata nella collezione Borghese solo nel 1908.
Maffeo Barberini, che poi divenne papa Urbano VIII, scrisse un distico moraleggiante per la scultura. Ha presentato il soggetto pagano agli spettatori del XVII secolo come un monito contro i piaceri effimeri.
Il cane a tre teste alla base è Plutone, il mitico guardiano degli inferi. Inoltre contribuisce a stabilizzare la composizione dal punto di vista strutturale, sostenendo il movimento esplosivo verso l’alto delle figure.
Bernini ha dato a Proserpina delle lacrime ben visibili, trasformando un soggetto mitologico in un incontro emotivo immediato. Quel mix di drammaticità e psicologia è fondamentale nella scultura barocca.
Questa non è una scultura con un unico “lato giusto”. Man mano che ti muovi al suo interno, l’equilibrio di potere oscilla tra inseguimento, resistenza e cattura.
Già prima di L'Estasi di Santa Teresa e delle sue grandi commissioni per le chiese romane, il Bernini stava già trasformando la scultura in teatro. Il ratto di Proserpina è una delle prime prove più evidenti di questo approccio.
Nel 1621, il cardinale Scipione Borghese commissionò al giovane Bernini la realizzazione di una grande scultura mitologica in marmo per la sua villa a Roma. Scipione voleva opere che dimostrassero sia la cultura classica che il virtuosismo moderno. Bernini rispose con un soggetto tratto dalle Metamorfosi di Ovidio, che gli permise di sperimentare il movimento, l’emozione e le superfici realistiche nella pietra.
Anziché rappresentare le conseguenze dell’accaduto, Bernini ha immortalato l’istante più concitato della storia: Plutone che rapisce Proserpina mentre lei cerca disperatamente di liberarsi. Quella scelta è fondamentale per la forza espressiva della scultura. L'arte barocca vive di momenti culminanti, e il Bernini trasforma il mito in un evento che sembra ancora in corso.
Ha disposto le figure in una spirale ascendente, con i busto contorti, i drappi svolazzanti e le trame in netto contrasto. Il controllo muscolare di Plutone, la resistenza di Proserpina e Cerbero alla base contribuiscono tutti insieme a guidare lo sguardo intorno al gruppo. Il risultato non sembra tanto un monumento in posa, quanto piuttosto una scena congelata di uno spettacolo teatrale.
Poco dopo il completamento dell’opera, Scipione Borghese donò la scultura al cardinale Ludovico Ludovisi, probabilmente come dono strategico legato alla politica papale. L'opera è rimasta per secoli lontana dalla sede dei Borghese per cui era stata realizzata. Il suo ritorno, all’inizio del XX secolo, ha riportato uno dei capolavori giovanili più importanti del Bernini nella galleria più strettamente legata alla sua ascesa.
Il Ratto di Proserpina rimane una delle dimostrazioni più evidenti di ciò che la scultura barocca è in grado di fare: affascinare lo sguardo, intensificare le emozioni e stimolare il movimento dello spettatore nello spazio. Questo aiuta anche a spiegare l'evoluzione artistica del Bernini nella collezione Borghese. Se vista insieme a David e Apollo e Dafne, segna una svolta nella scultura europea.
Gian Lorenzo Bernini (1598–1680) è stato uno scultore, architetto e scenografo italiano che ha definito il barocco romano in modo più completo di qualsiasi altro suo contemporaneo. In Il ratto di Proserpina, ha fuso il mito classico con una sorprendente immediatezza fisica, usando movimenti sinuosi, superfici levigate e un’anatomia osservata con grande precisione per far sì che la pietra sembrasse carne, capelli, lacrime e tensione. La scultura fa parte della straordinaria serie di opere giovanili che il Bernini realizzò per il cardinale Scipione Borghese, che comprende anche Apollo e Dafne e Il David; insieme, queste opere mostrano quanto velocemente sia passato dall’equilibrio rinascimentale al dramma, all’emozione e al coinvolgimento dello spettatore. Progetti successivi come l’Estasi di Santa Teresa, il colonnato di Piazza San Pietro e le principali tombe papali hanno esteso la stessa visione alla scala della chiesa e della città. L'importanza duratura di Bernini sta nella sua capacità di trasformare la scultura in teatro senza rinunciare alla precisione tecnica. Quel risultato ha rivoluzionato la scultura europea per generazioni.






Il Bernini costruisce l’intero gruppo su un movimento diagonale verso l’alto, con Plutone che avanza a grandi passi mentre Proserpina si ritrae all’indietro. Niente assume una forma simmetrica. Quando ti trovi davanti, è proprio l’instabilità il punto centrale: la scultura sembra sospesa nel bel mezzo di un’azione irreversibile.
Il passaggio più famoso è quello in cui la morsa di Plutone affonda nella coscia e nella vita di Proserpina. Bernini contrappone quella morbidezza a muscoli tesi, riccioli ruvidi e drappeggi ben definiti, dimostrando che un unico blocco di marmo può suggerire superfici radicalmente diverse senza perdere la chiarezza strutturale.
Bernini non la tratta come una figura mitologica decorativa. La bocca aperta, la fronte corrugata e le lacrime che le rigano il viso esprimono paura e resistenza, conferendo alla scena una specificità emotiva piuttosto che un dramma generico. Quell'intensità psicologica è uno dei motivi principali per cui quest'opera continua a sembrare attuale.
Il cane a tre teste ti fa capire subito che sei nel regno di Plutone, quindi la storia ti coinvolge ancora prima di averne capito tutta la trama. Allo stesso tempo, Cerbero conferisce stabilità fisica alla scultura, contribuendo a sostenere il complesso slancio delle figure che si trovano sopra di lui. Significato e ingegneria si fondono in un unico elemento.
Si tratta di una scultura a tutto tondo, ma il Bernini continua a guidare ciò che vedi per primo e ciò che scopri in seguito. Da una prospettiva si mette in risalto la forza fisica, da un’altra si rivela l’angoscia di Proserpina, mentre da un’altra ancora si evidenzia la struttura a spirale. L'opera premia il movimento, trasformando l'osservazione in partecipazione.
L'arte barocca punta sul movimento, sulla teatralità e sulla forza emotiva, e Il ratto di Proserpina riesce a trasmettere tutte e tre queste caratteristiche con straordinaria maestria. Bernini trasforma un soggetto classico in un incontro vivo, piuttosto che in una citazione dall’antichità. È proprio quella fusione tra maestria tecnica e intensità scenica a rendere quest’opera fondamentale per il barocco romano.
È compreso nel biglietto d'ingresso alla Galleria Borghese. Prenota in anticipo una fascia oraria per l'ingresso, perché la capienza della galleria è limitata e ogni visita dura al massimo due ore.
Sì. La visita guidata per piccoli gruppi alla Galleria Borghese include l'ingresso senza fila, mentre diverse offerte combinate prevedono l'accesso accompagnato o prioritario alla Galleria Borghese.
Il primo turno in galleria della giornata è di solito quello più tranquillo. Durante la tua visita, dai un’occhiata prima o dopo che la folla si raduni intorno a Apollo e Dafne.
Sì. È consentito scattare foto senza flash, ma è vietato usare il flash e toccare la scultura.
Metti in conto 10–15 minuti per la scultura in sé, oppure 25–30 minuti se vuoi confrontarla con i marmi del Bernini che si trovano lì vicino.
I biglietti d'ingresso standard alla Galleria Borghese sono accessibili alle persone in sedia a rotelle. La visita guidata per piccoli gruppi alla Galleria Borghese non è accessibile alle persone in sedia a rotelle.
Sì. Descrivilo come un mito che parla di rapimento, resistenza ed emozioni, concentrandoti sui movimenti, sui volti e sulle texture piuttosto che sui dettagli sensazionalistici.
Guarda Apollo e Dafne, Davide e Enea, Anchise e Ascanio per seguire l’evoluzione iniziale di Bernini durante la stessa visita alla galleria.
Biglietti per la Galleria Borghese
Tour guidato della Galleria Borghese (per piccoli gruppi)
Roma Pass: ingresso a 45 attrazioni e accesso illimitato ai mezzi pubblici
Biglietti Salta la Fila per Palazzo Barberini
In un'unica combo: Ingresso alla Galleria Borghese e tour di 3 ore in autobus Hop-on Hop-off